blockmia:

È tutta la vita che me lo sento dire.

- Ehm, io non voto.
- Estremista.
- Guarda che le donne non sono macchine fabbrica figli.
- Estremista.
- Io sto con chi spacca la vetrine.
- Estremista.
- Sono contraria alla TAV.
- Estremista.
- Chiudiamo i CIE, ora e subito.
- Estremista.
- Ascolta, ai fascisti non va dato, né lasciato spazio.


«Tanti auguri ai fabbricanti di regali pagani! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali!

Tanti auguri a chi morirà di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà o accoltellerà chi abbia osato sorpassarlo o abbia osato dare una botta sul didietro della sua santa Seicento!

Tanti auguri a chi crederà sul serio che l’orgasmo che l’agiterà - l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore - sia segno di festa e di gioia!

Gli auguri veri voglio farli a quelli che sono in carcere, qualunque cosa abbiano fatto (eccettuati i soliti fascisti, quei pochi che ci sono); è vero che ci sono in libertà tanti disgraziati cioè tanti che hanno bisogno di auguri veri tutto l’anno (tutti noi, in fondo, perché siamo proprio delle povere creature brancolanti, con tutta la nostra sicurezza e il nostro sorriso presuntuoso).

Ma scelgo i carcerati per ragioni polemiche, oltre che per una certa simpatia naturale dovuta al fatto che, sapendolo o non sapendolo, volendolo o non volendolo, essi restano gli unici veri contestatori della società. Sono tutti appartenenti alla classe dominata, e i loro giudici sono tutti appartenenti alla classe dominante».

3nding:

iceageiscoming:

(via La manovra in Senato senato-05 – Il Post)

Le barche dei pensionati

Lampedusa non sarà mai pronta in tempo coi suoi Casinò e Campi da golf per accogliere tutti quegli yacht

Adesso non si tratta più di esibire i corpi, ma di disciplinarli: di riportarli a una disciplina del lavoro priva, però, delle compensazioni espansive - diritti, garanzie, sicurezza - dei decenni d’oro del fordismo, e corredata dalla precarietà disperata del postfordismo. Non si tratta più di titillare i desideri, ma di reprimerli. Non si tratta più di nascondere l’invecchiamento col botox, ma di usarlo per fare cassa. Non si tratta più di prolungare l’adolescenza, ma di allarmarla per il suo futuro. E non si tratta più di deresponsabilizzare l’età adulta, ma di colpevolizzarla.

Come? Con il recitativo del debito: tutti indebitati, tutti colpevoli. E tutti disposti a espiare. Un libro di Maurizio Lazzaratto anticipato sull’ultimo Alfabeta spiega egregiamente questa svolta dell’etica neoliberale che si compie all’ombra della crisi del debito sovrano, e che come al solito nel “laboratorio italiano” si vede meglio che altrove. Eravamo tutti imprenditori di noi stessi ricchi di chance al tempo del Cavaliere, siamo diventati tutti debitori carichi di colpe al tempo di Monti. Il debito funziona così, sparge (to spread in inglese, sarà un caso?) su tutti la responsabilità di alcuni.

Dei quali “alcuni” non si parla: se siamo nei guai fino al collo è di certo per via degli oneri del lavoro dipendente e del welfare, forse per i privilegi di qualche «casta» data in pasto al populismo, ma i profitti sono senza macchia e la finanza senza peccato. E comunque, i nostri ministri ce lo dicono ogni giorno, per questi dossier c’è tempo; per le pensioni no.

Aspettiamo fiduciosi. Ma allontanando da noi la penitenza che non ci spetta per un godimento che non è stato il nostro. Di tutto c’è bisogno, fuori che di un senso di colpa che si solidifichi in consenso.

jumpinshark:

http://bit.ly/sc5Son L’incipit, ne converrete, è memorabile:)
“Caro lettore, in questo difficile 2011, vendendo senza sosta il mio corpo - e lascio al tuo buon cuore interpretare la frase in senso biocapitalistico invece che direttamente puttanesco -, sono infine riuscito a mettere da parte i piccioli per”

Nella mia realtà era stata aperta una sede di Forza Nuova, letteralmente a pochi passi da un centro sociale. Con una campagna durata due anni e costata diversi compagni feriti, li abbiamo costretti politicamente a chiudere e scomparire. L’ultimo atto di quella lotta fu un assedio di diverse ore alla sede da parte di 2-300 persone. Noi siamo stati bravini, loro particolarmente inetti, l’esempio vale quel che vale ma è un dato di fatto che quando abbiamo detto ai fascisti “Nel giro di alcuni mesi voi chiuderete” loro ridevano, ma ride bene chi ride ultimo. Chiudere i covi fascisti è possibile.

2012 United States Government Terrorist Identification Chart

Sentiamo di nuovo parlare di dialogo, di abbassare i toni, di libertà di poter esprimere le proprie idee. Non vogliamo che nella nostra città come ovunque esista chi professa idee fatte di discriminazione, di razzismo e xenofobia, e non ci interessano gli attestati di solidarietà o le condoglianze di queste figure, come non ci interessano quelle dei politici e dei padroni che gli finanziano davanti ai morti e alle stragi che ogni giorno provocano.

Il timore è che anche stavolta come in passato, dopo le kermesse comunali, i ministri, e le televisioni, tutto riprenderà come prima, con la Polizia Municipale a dar la caccia agli “abusivi”, con le retate e gli sgomberi, e magari il fascista di turno potrà anche dire di aver utilizzato bene quanto successo, di esserne uscito pulito e di aver preso ben bene tutti per il culo, e chissà magari inviterà le comunità immigrate all’inaugurazione della nuova sede dopo aver lasciato quella di via Lorenzo il Magnifico.

Se mai c’è stato un tempo questo non è più il tempo delle chiacchiere.

Solidarietà alla Comunità Senegalese
Fuori i fascisti dalla storia
Fuori i fascisti da Firenze
Con Dax nel cuore

(Fonte: uomoinpolvere)

Ogni sfiga porta attaccata a sé una parola. La parola diventa slogan, e si ripete incessantemente finché perde ogni significato reale. Nel giro di pochi mesi diventa un mantra ipnotico. Nel giro di qualche anno diventa un segno dei tempi. Negli anni Novanta si cominciò a pronunciare incessantemente la parola “flessibilità” e a ripetere che il lavoro era troppo rigido.

Ora, vent’anni dopo, le condizioni dei lavoratori flessibili ricordano vagamente quelle dei raccoglitori di cotone dell’Alabama di un paio di secoli fa, con la beffa che i precari dei call center, dovendo correre a fare un altro lavoro, non hanno tempo per cantare il blues.

Assalti Frontali - Roma Meticcia

Se il vento urla contro 

io urlo contro il vento 

e cambierà lo sento 

che sorpresa che spavento 

bussiamo al parlamento 

con una rabbia dentro 

messa in bella mostra 

e adesso roma è nostra 

e come batte il cuore per via del corso in piena 

nel fumo delle fiamme si è spezzata una catena 

poi via in periferia nel gelo mani intirizzite 

ma quanto è bella roma 

e allora adesso voi che dite 

io la amo ho nove vite ho una banda planetaria con rom romeni siamo dentro un ex concessionaria 

italiani peruviani eritrei e marocchini 

abbiamo casa dolce casa qui 

come cambiano i destini 

siamo in occupazione 

occhiate di avversione 

verso verso la PS i CC accorsi col plotone 

prima di sgomberarci sgombratevi il cervello 

noi siamo la comunità toglietevi il cappello 


lo so, lo sai la rabbia monta a ondate 

si incendiano le strade 

ora basta cazzate 

anche le stelle questa notte restano aggrappate 

non vogliono cadere, vogliono vedere 

fratelli miei lo so, lo so la rabbia monta a ondate la gente soffre per le strade ora basta cazzate 

anche le stelle questa notte restano aggrappate 

non vogliono cadere 

vogliono vedere 

roma meticcia

roma meticcia

roma meticcia

roma meticcia

meticcia claro que sì 


c’è un miliardo qui di stelle 

ora facciamo i conti 

siamo belli matti 

come un branco di migliaia di bisonti 

ora tutti pronti 

senti che racconti 

dal canalone al babbuino ai volsci a via due ponti 


toglie il respiro qui 

ora cogliamo i frutti 

la città è avvelenata 

ma non ci ha mai distrutti 

quando scappano tutti 

noi mettiamo la ciccia 

ora accendo la miccia di una roma meticcia 


io metto la faccia e questo cuore sembra di un marziano 

questa banda mette i brividi 

e mi fa artigiano 

con queste mani costruiamo nuovi spazi vitali 

vengo dai medi dalle sedi dei centri sociali 

capaci di piangere ancora grandi emozioni abbiamo dei sogni 

senza troppe illusioni 


coraggio siamo artisti 

coraggio agli attivisti 

sempre in guerra 

contro i razzisti porci post fascisti 


lo so lo sai 

si incendiano le strade 

ora basta cazzate 


anche le stelle questa notte restano aggrappate 

non vogliono cadere 

vogliono vedere 

fratelli miei lo so lo so la rabbia monta a ondate 

la gente soffre per le strade ora basta cazzate 

anche le stelle questa notte restano aggrappate 

non vogliono cadere 

vogliono vedere 

roma meticcia

roma meticcia

roma meticcia

roma meticcia

meticcia claro que sì 



Da oltre dieci anni in questo paese si è tornati a convivere con i campi di concentramento (già visti nelle colonie italiane così come in Italia); di decreto in decreto la reclusione in essi si è prolungata – prima due mesi, poi sei, ora siamo a quota un anno e mezzo… – confermando ancora una volta il ruolo che svolgono nella gestione del mercato del lavoro migrante. E se si convive con i campi di concentramento o con le quotidiane stragi di migranti in mare e alle frontiere, perché non si dovrebbe convivere anche con queste altre stragi razziste?

Ditemi: che differenza passa tra chi ha votato la creazione dei lager durante il governo Prodi per poi piangere sui morti di razzismo e Casa Pound che, oggi, ha mandato all’ambasciatore senegalese le proprie “sentite condoglianze” per i morti della strage? Ma ditemelo schiettamente, per favore, e senza farci ricamini intellettuali né salti mortali.