Foto dalla manifestazione contro il razzismo del 17/12/2011 a Firenze
Le foto sono state raccolte tramite una ricerca su Twitter, sotto ogni foto c’è la fonte, non ho chiesto a nessuno il permesso per raccoglierle, quindi se qualcuno vuole mi può contattare su twitter e le rimuoverò. @filippocioni

Elena Zip Cavallucci (Facebook)

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Appello del Coordinamento Senegalese per la manifestazione di sabato 17 dicembre a Firenze
I nostri fratelli Mor Diop e Samb Modou sono stati assassinati, e Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike gravemente feriti da una mano armata dall’odio xenofobo, lucido e determinato. Tutti sono vittime della manifestazione estrema di un razzismo quotidiano che umilia sistematicamente la nostra dignità.
La strage del 13 dicembre a Firenze necessita di una risposta ampia e plurale, che esprima lo sdegno per i barbari assassinii e la ferma volontà di operare concretamente perché simili fatti non si ripetano. E’ necessario che non ci si limiti all’abbraccio solidale verso la nostra comunità colpita ed alla partecipazione al nostro dolore solo per un giorno.
Occorre andare più a fondo e individuare tutte e tutti insieme come si è costruito nel tempo il clima che rende possibile l’esplodere della violenza razzista come è avvenuto il 13 dicembre a Firenze e solo due giorni prima a Torino con il pogrom contro un insediamento Rom. Bisogna interrogarsi su come siano stati dati spazi, per disattenzione e/o per complicità, ai rigurgiti nazi-fascisti di gruppi come Casa Pound, quale ruolo abbiano avuto in questa escalation non solo i veleni sparsi dalle forze “imprenditrici” del razzismo, ma anche gli atti istituzionali che, a livello nazionale e locale, hanno creato, in nome dell’ordine e della sicurezza, discriminazioni e ingiustizie.
Chiediamo l’impegno di tutte e tutti per cambiare strada, intervenendo sul piano culturale e della formazione del senso comune, promuovendo il rispetto della dignità di ogni persona.
E’ necessario avere come punto di riferimento costante il riconoscimento dei diritti sociali, civili e politici delle persone immigrate, dei rifugiati e richiedenti asilo e dei profughi, eliminando i molti ostacoli istituzionali che contribuiscono a tenere in condizione di marginalità la vita di molti migranti in Italia.
Occorre dare piena applicazione al dettato costituzionale e alle leggi ordinarie che consentono la chiusura immediata dei luoghi e dei siti come Casa Pound, dove si semina l’odio e si incita alla violenza xenofoba.
Bisogna che tutte le energie positive, che credono nella costruzione di una città e di un paese della convivenza e della solidarietà, si mobilitino unite per fare barriera contro l’inciviltà, il razzismo, l’intolleranza.
Nel 1990 Firenze fu teatro di spedizioni punitive contro gli immigrati e vi fu una reazione popolare, che dette luogo ad una grande manifestazione di carattere nazionale.
Facciamo un appello rivolto a tutte le persone di buona volontà, nella società e nelle istituzioni, ad unirsi a noi, in una manifestazione ampia, partecipata, pacifica, non violenta e contro la violenza, di carattere nazionale.
Una manifestazione che segni una svolta e l’inizio di un cammino nuovo, onorando le persone uccise e ferite in quella tragica giornata e capace di affermare in modo inequivocabile: mai più atti di barbarie come la strage del 13 dicembre.
L’appuntamento è a Firenze sabato 17 dicembre alle ore 15, partenza da Piazza Dalmazia, arrivo Piazza Santa Maria Novella
Per adesioni: perMorperModou@gmail.com
Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana
Firenze 1990 - Memorie di antirazzismo miltante.
Leggo questo articolo http://bit.ly/tvcv6J per molti versi condivisibile apparso oggi su uninomade 2.0 e trasalisco nel vedere come è stata affrontata la lotta dei migranti condotta insieme agli antirazzisti fiorentini dopo il raid razzista di carnevale avvenuto nel 1990.
”Nel febbraio del 1991, i commercianti del centro storico, approfittando della folla in strada per il carnevale, organizzarono, mascherati, una vera e propria “caccia agli ambulanti”– prevalentemente giovani senegalesi – con pestaggi di gruppo e razzia delle mercanzie. Un episodio che indignò profondamente la “borghesia illuminata” fiorentina senza tuttavia che questa indignazione si traducesse mai in una reale elaborazione di quei fatti. La reazione fu dunque vuota, inconsistente”
Troppe le imprecisioni a cui mi sono trovato davanti. La storia che viene narrata non è la storia che ho vissuto da studente della pantera in quei giorni a Firenze.
L’importanza di quella pagina di storia è così radicata nella città che viene anche oggi ricordata dalla comunità senegalese nel comunicato che chiama alla manifestazione di Sabato a Firenze http://bit.ly/una0rW : Nel 1990 Firenze fu teatro di spedizioni punitive contro gli immigrati e vi fu una reazione popolare, che dette luogo ad una grande manifestazione di carattere nazionale.
Ho quindi telefonato allo storico Roberto Bianchi @robbiafi che insegna all’università di Firenze e che a quei tempi, come studente universitario lavoratore, iniziò lo sciopero della fame insieme ai migranti.
Questi i suoi ricordi:
In relazione all’articolo _L’Italia è un paese razzista_ di Anna Curcio, autrice che ho avuto modo di apprezzare in altre occasioni, devo segnalare la necessità di documentarsi meglio su eventi del passato, troppo spesso citati a sproposito. Con stupore leggo “Nel febbraio del 1991, i commercianti del centro storico, approfittando della folla in strada per il carnevale, organizzarono, mascherati, una vera e propria “caccia agli ambulanti”– prevalentemente giovani senegalesi – con pestaggi di gruppo e razzia delle mercanzie. Un episodio che indignò profondamente la “borghesia illuminata” fiorentina senza tuttavia che questa indignazione si traducesse mai in una reale elaborazione di quei fatti. La reazione fu dunque vuota, inconsistente…”
Dunque, intanto i fatti risalgono al 1990. La “caccia” non fu organizzata dai “commercianti”. Le violenze avvennero di notte (senza “folla in strada”). Non fu una “caccia agli ambulanti”, ma vennero colpite persone provenienti da vari paesi dell’Africa e dai mestieri diversi. Forse anche la “borghesia illuminata” si indignò; difficile dirlo con precisione.
Sta di fatto che fummo in migliaia (30-40.000 fiorentini, si legge su “La Repubblica” del 23/3/1990; cifre più basse sono riportate invece nell’impreciso libro di G. Masotti, _I giorni neri. Il raid di Firenze e i veleni del razzismo_, Ponte alle Grazie 1990) a partecipare alla grande manifestazione antirazzista, poco dopo il vittorioso sciopero della fame (di fronte al Battistero) dei senegalesi: innescato anche da altre questioni, che si aggiungevano alle aggressioni notturne, e conclusosi con alcune concessioni significative fatte dal sindaco Morales. Voglio aggiungere che a sostegno dello sciopero della fame si mossero centinaia di fiorentini e fiorentine, contribuendo in vario modo alla sua riuscita.
Credo di poter dire che quella fu la prima (una delle prime?) lotta organizzata da una comunità di stranieri nell’Italia repubblicana, punteggiata anche da foto di Jerry Essan Masslo. La mobilitazione si intrecciò con quella degli studenti della “Pantera” (fiorentini e fuori sede), che dalle facoltà vennero a dar man forte ai senegalesi. Alcuni studenti si aggiunsero al sottoscritto, già impegnato nello sciopero della fame fin dal primo momento. Fu una reazione “inconsistente”?, “vuota”?. A me non pare.
Vuote, di sicuro, erano le pance; ed eravamo pronti ad andare fino in fondo: alcuni vennero soccorsi negli ultimi dei 5 giorni e delle 5 notti passate un po’ sotto le stelle, un po’ sotto la tenda della solidarietà, messa in piedi da associazioni di volontariato, senza mangiare e bevendo acqua, tè e succo di limone, in un clima invernale, sul sacco a pelo e col cappello di paglia in testa. Non mi dilungo coi ricordi.
E’ vero che la “elaborazione di quei fatti” fu debole. Come la nostra memoria. Meglio dunque affidarsi alla storia. Che però ancora va scritta per quel 1990 della Firenze in piazza. Potrebbe essere utile anche per far sì che, come scrive Anna Curcio, “La lotta la razzismo” divenga “un progetto radicale di cambiamento che investe la società nelle sue fondamenta e interessa tutte e tutti, bianchi e neri, migranti e non”; perché “nessuno può restarne escluso”.
